Nuovo decreto fiscale 2026: libertà d’acquisto e limiti per il fotovoltaico
Con la pubblicazione del Decreto-legge 38/2026 si è eliminato il vincolo Made in UE dall’iper-ammortamento. Questo consente di acquistare macchinari e software 4.0 anche da Paesi extra-UE, evitando di dover dimostrare l’origine europea per ogni componente. Tuttavia, per chi intende investire in impianti fotovoltaici la situazione è molto più complessa. Di seguito condivido una riflessione personale sulle novità normative, la capacità produttiva europea e le prospettive di domanda.
Cosa cambia (e cosa non cambia) per il fotovoltaico
Il decreto fiscale interviene sull’articolo 1, commi 427-436 della legge di bilancio 2026. In questo pacchetto di norme il comma 427 contiene il famigerato vincolo territoriale: i beni agevolabili dovevano essere prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio economico europeo. Il decreto sopprime questo vincolo, liberalizzando gli acquisti extra-UE. La disposizione resta valida per macchinari, robot, computer, software e gli altri beni inseriti negli allegati IV e V.
Per il fotovoltaico, però, opera un vincolo diverso. Il comma 429, lettera b) della stessa legge ammette all’iper-ammortamento solo gli impianti con moduli fotovoltaici iscritti alle lettere B e C del registro ENEA. In altre parole:
La lettera A del registro – moduli prodotti in UE (celle extra UE) con efficienza ≥ 21,5 % – resta esclusa, nonostante raccolga la maggioranza dei produttori europei.
La lettera B richiede che celle e moduli siano fabbricati in UE/SEE con efficienza ≥ 23,5 %. Ad oggi non c’è alcun produttore iscritto in questa categoria.
La lettera C riguarda moduli con celle bifacciali a eterogiunzione o tandem prodotti in UE/SEE con efficienza ≥ 24 %. Una delle due aziende iscritte è 3Sun, la gigafactory di Enel a Catania; l’altra, Meyer Burger, sta affrontando una ristrutturazione per far fronte a una profonda crisi finanziaria, con una significativa contrazione delle attività produttive.
Il decreto fiscale non tocca il comma 429 e quindi non modifica questi requisiti. Chi vorrà fruire dell’iper-ammortamento per un impianto fotovoltaico dovrà continuare a installare moduli classe B o classe C. La liberalizzazione ai prodotti extra-UE vale per inverter, trasformatori e sistemi di accumulo (che ricadono nel vincolo del comma 427), ma non per i pannelli stessi.
Capacità produttiva dei moduli europei (lettere B e C)
Il vincolo sulle lettere B e C sarebbe giustificato dall’esigenza di utilizzare tecnologie di frontiera. Tuttavia, la realtà industriale è ben diversa.
L’esclusione della lettera A ha generato diverse proteste da parte di imprese italiane ed europee (Bisol, Eurener, FuturaSun, Sunerg, ecc.), perché rappresenta la maggior parte del registro e garantisce già livelli di efficienza elevati. Le aziende denunciano che questa scelta crea di fatto un “monopolio”.
Sul fronte della classe C, la produzione è sostanzialmente concentrata su 3Sun. La fabbrica di Catania ha una capacità teorica di circa 3 GW annui (non è chiaro se oggi sia pienamente a regime). Si tratta di un volume importante, ma comunque limitato se rapportato alle migliaia di aziende potenzialmente interessate all’agevolazione.
In sintesi, non esiste oggi una filiera europea in grado di soddisfare la domanda per le lettere B e C. La quasi totalità dei produttori UE resta fuori dal perimetro agevolabile, mentre la domanda potenziale è concentrata su un unico fornitore.
Domanda potenziale con l’iper-ammortamento
L’iper-ammortamento 2026-2028 consente di agevolare impianti fotovoltaici destinati all’autoconsumo anche senza un investimento 4.0. Le aliquote elevate (fino al 180 %) rendono appetibile l’investimento a molte imprese energivore.
Questa convergenza potrebbe generare una domanda elevata di moduli ad alta efficienza.
Con oltre 6 GW di nuova capacità fotovoltaica installata in Italia nel 2025 (dato Terna), il mercato corporate potrebbe puntare a qualche gigawatt all’anno solo per autoconsumo industriale. Se anche una parte di questi investimenti transitasse sull’iper-ammortamento, la capacità di 3Sun (3 GW) potrebbe saturarsi rapidamente.
La mancanza di produttori in classe B significa inoltre che eventuali domande per moduli con efficienza ≥ 23,5 % dovranno attendere nuovi investimenti industriali, che potrebbero richiedere anni.
Aggiungiamo che alcuni produttori esclusi si sono rivolti alla Commissione europea per contestare il “monopolio di fatto” creato dal vincolo sulle classi B e C. È quindi possibile che la normativa venga nuovamente rivista, ma al momento la domanda potenziale rischia di superare l’offerta.
L’impatto economico: moduli europei più costosi
Oltre al problema della capacità produttiva, c’è quello dei costi.
Diversi studi indicano che produrre un modulo fotovoltaico in Europa costa significativamente di più rispetto alla Cina. In termini medi, un impianto utility-scale con moduli europei può attestarsi intorno a 0,29 €/Wp contro circa 0,14-0,18 €/Wp per moduli di provenienza asiatica, con un differenziale importante.
Il rapporto di SolarPower Europe e Fraunhofer ISE evidenzia comunque che, mediamente, la produzione europea è circa il 40% più costosa rispetto a quella cinese.
Nel caso dell’unico fornitore ammissibile, 3Sun, il sovrapprezzo stimato è di circa 10-12 centesimi per watt. Per un impianto da 500 kW il maggiore costo dei moduli vale quindi circa 50.000 – 60.000 euro.
Anche se il maggior ammortamento genera un risparmio fiscale significativo, il sovrapprezzo dei moduli assorbe una parte del beneficio e può rendere l’investimento meno competitivo. In termini percentuali, se un modulo cinese costa 0,15 €/Wp e uno europeo arriva a circa 0,29 €/Wp, il prezzo può risultare anche oltre il 80-90% più alto.
Conclusioni e spunti personali
Il colpo di coda del decreto fiscale 2026 ha modificato un’agevolazione che doveva semplificare, ma che nel caso del fotovoltaico finisce per complicare ulteriormente le scelte.
Avremmo probabilmente preferito un sistema più equilibrato, con aliquote variabili in base all’intensità di componenti europee, capace di sostenere la filiera senza bloccare il mercato.
Dopo l’esperienza della 5.0, che ha rallentato diversi investimenti, non mi sarei aspettato una struttura normativa così rigida anche su questa misura.
Per i moduli fotovoltaici, la scelta di privilegiare le lettere B e C del registro ENEA si scontra con la realtà: non esiste oggi un’offerta industriale europea adeguata, se si eccettua 3Sun. L’esclusione della lettera A lascia fuori la maggior parte dei produttori UE e riduce la concorrenza.
Come operatore del settore, vedo due criticità principali.
La prima è il rischio di approvvigionamento: se l’iper-ammortamento decollerà, è probabile che la capacità produttiva disponibile non sia sufficiente, con conseguenti ritardi e aumento dei prezzi.
La seconda è la disparità di costo: i moduli europei possono costare oggi anche l’80-90% in più rispetto ai moduli cinesi. In alcuni casi, questo potrebbe portare le aziende a valutare soluzioni alternative, rinunciando all’incentivo.
In conclusione, prima di dire che “si può comprare tutto”, è corretto chiarire che per i moduli fotovoltaici questo non è ancora vero.
E che oggi quei moduli arrivano, di fatto, da una filiera molto limitata.
Resta una certa amarezza, perché l’impianto originario poteva essere costruito meglio: premiando davvero la filiera europea, ma senza vincolare e rallentare gli investimenti, che restano il vero motore del settore.
Iper-ammortamento 2026: apertura agli extra-UE, ma il fotovoltaico resta vincolato. Decreto fiscale 2026: cosa cambia davvero (e cosa no) per il fotovoltaico
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Con la pubblicazione del Decreto-legge 38/2026 si è eliminato il vincolo Made in UE dall’iper-ammortamento. Questo consente di acquistare macchinari e software 4.0 anche da Paesi extra-UE, evitando di dover dimostrare l’origine europea per ogni componente. Tuttavia, per chi intende investire in impianti fotovoltaici la situazione è molto più complessa. Di seguito condivido una riflessione personale sulle novità normative, la capacità produttiva europea e le prospettive di domanda.
Cosa cambia (e cosa non cambia) per il fotovoltaico
Il decreto fiscale interviene sull’articolo 1, commi 427-436 della legge di bilancio 2026. In questo pacchetto di norme il comma 427 contiene il famigerato vincolo territoriale: i beni agevolabili dovevano essere prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio economico europeo. Il decreto sopprime questo vincolo, liberalizzando gli acquisti extra-UE. La disposizione resta valida per macchinari, robot, computer, software e gli altri beni inseriti negli allegati IV e V.
Per il fotovoltaico, però, opera un vincolo diverso. Il comma 429, lettera b) della stessa legge ammette all’iper-ammortamento solo gli impianti con moduli fotovoltaici iscritti alle lettere B e C del registro ENEA. In altre parole:
La lettera A del registro – moduli prodotti in UE (celle extra UE) con efficienza ≥ 21,5 % – resta esclusa, nonostante raccolga la maggioranza dei produttori europei.
La lettera B richiede che celle e moduli siano fabbricati in UE/SEE con efficienza ≥ 23,5 %. Ad oggi non c’è alcun produttore iscritto in questa categoria.
La lettera C riguarda moduli con celle bifacciali a eterogiunzione o tandem prodotti in UE/SEE con efficienza ≥ 24 %. Una delle due aziende iscritte è 3Sun, la gigafactory di Enel a Catania; l’altra, Meyer Burger, sta affrontando una ristrutturazione per far fronte a una profonda crisi finanziaria, con una significativa contrazione delle attività produttive.
Il decreto fiscale non tocca il comma 429 e quindi non modifica questi requisiti. Chi vorrà fruire dell’iper-ammortamento per un impianto fotovoltaico dovrà continuare a installare moduli classe B o classe C. La liberalizzazione ai prodotti extra-UE vale per inverter, trasformatori e sistemi di accumulo (che ricadono nel vincolo del comma 427), ma non per i pannelli stessi.
Capacità produttiva dei moduli europei (lettere B e C)
Il vincolo sulle lettere B e C sarebbe giustificato dall’esigenza di utilizzare tecnologie di frontiera. Tuttavia, la realtà industriale è ben diversa.
L’esclusione della lettera A ha generato diverse proteste da parte di imprese italiane ed europee (Bisol, Eurener, FuturaSun, Sunerg, ecc.), perché rappresenta la maggior parte del registro e garantisce già livelli di efficienza elevati. Le aziende denunciano che questa scelta crea di fatto un “monopolio”.
Sul fronte della classe C, la produzione è sostanzialmente concentrata su 3Sun. La fabbrica di Catania ha una capacità teorica di circa 3 GW annui (non è chiaro se oggi sia pienamente a regime). Si tratta di un volume importante, ma comunque limitato se rapportato alle migliaia di aziende potenzialmente interessate all’agevolazione.
In sintesi, non esiste oggi una filiera europea in grado di soddisfare la domanda per le lettere B e C. La quasi totalità dei produttori UE resta fuori dal perimetro agevolabile, mentre la domanda potenziale è concentrata su un unico fornitore.
Domanda potenziale con l’iper-ammortamento
L’iper-ammortamento 2026-2028 consente di agevolare impianti fotovoltaici destinati all’autoconsumo anche senza un investimento 4.0. Le aliquote elevate (fino al 180 %) rendono appetibile l’investimento a molte imprese energivore.
Questa convergenza potrebbe generare una domanda elevata di moduli ad alta efficienza.
Con oltre 6 GW di nuova capacità fotovoltaica installata in Italia nel 2025 (dato Terna), il mercato corporate potrebbe puntare a qualche gigawatt all’anno solo per autoconsumo industriale. Se anche una parte di questi investimenti transitasse sull’iper-ammortamento, la capacità di 3Sun (3 GW) potrebbe saturarsi rapidamente.
La mancanza di produttori in classe B significa inoltre che eventuali domande per moduli con efficienza ≥ 23,5 % dovranno attendere nuovi investimenti industriali, che potrebbero richiedere anni.
Aggiungiamo che alcuni produttori esclusi si sono rivolti alla Commissione europea per contestare il “monopolio di fatto” creato dal vincolo sulle classi B e C. È quindi possibile che la normativa venga nuovamente rivista, ma al momento la domanda potenziale rischia di superare l’offerta.
L’impatto economico: moduli europei più costosi
Oltre al problema della capacità produttiva, c’è quello dei costi.
Diversi studi indicano che produrre un modulo fotovoltaico in Europa costa significativamente di più rispetto alla Cina. In termini medi, un impianto utility-scale con moduli europei può attestarsi intorno a 0,29 €/Wp contro circa 0,14-0,18 €/Wp per moduli di provenienza asiatica, con un differenziale importante.
Il rapporto di SolarPower Europe e Fraunhofer ISE evidenzia comunque che, mediamente, la produzione europea è circa il 40% più costosa rispetto a quella cinese.
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Avremmo probabilmente preferito un sistema più equilibrato, con aliquote variabili in base all’intensità di componenti europee, capace di sostenere la filiera senza bloccare il mercato.
Dopo l’esperienza della 5.0, che ha rallentato diversi investimenti, non mi sarei aspettato una struttura normativa così rigida anche su questa misura.
Per i moduli fotovoltaici, la scelta di privilegiare le lettere B e C del registro ENEA si scontra con la realtà: non esiste oggi un’offerta industriale europea adeguata, se si eccettua 3Sun. L’esclusione della lettera A lascia fuori la maggior parte dei produttori UE e riduce la concorrenza.
Come operatore del settore, vedo due criticità principali.
La prima è il rischio di approvvigionamento: se l’iper-ammortamento decollerà, è probabile che la capacità produttiva disponibile non sia sufficiente, con conseguenti ritardi e aumento dei prezzi.
La seconda è la disparità di costo: i moduli europei possono costare oggi anche l’80-90% in più rispetto ai moduli cinesi. In alcuni casi, questo potrebbe portare le aziende a valutare soluzioni alternative, rinunciando all’incentivo.
In conclusione, prima di dire che “si può comprare tutto”, è corretto chiarire che per i moduli fotovoltaici questo non è ancora vero.
E che oggi quei moduli arrivano, di fatto, da una filiera molto limitata.
Resta una certa amarezza, perché l’impianto originario poteva essere costruito meglio: premiando davvero la filiera europea, ma senza vincolare e rallentare gli investimenti, che restano il vero motore del settore.
Iper-ammortamento 2026: apertura agli extra-UE, ma il fotovoltaico resta vincolato. Decreto fiscale 2026: cosa cambia davvero (e cosa no) per il fotovoltaico
Nuovo decreto fiscale 2026: libertà d’acquisto e limiti per il fotovoltaico Con la pubblicazione del Decreto-legge 38/2026 si è eliminato il vincolo Made in UE dall’iper-ammortamento. Questo consente di acquistare macchinari e software ...
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